A cura dell’Advisory Board di Netlife s.r.l. — Corporate Governance, Brand Protection & Crisis Management
Nell’era dell’iper-connessione e della convergenza mediale, il paradigma dell’ufficio stampa tradizionale è definitivamente superato. L’ecosistema informativo moderno non si sviluppa più su direttrici unidirezionali o compartimentate: vive della costante sovrapposizione tra l’autorevolezza della carta stampata (no, non è tramontata), l’intimità ingaggiante dei podcast (uno degli esempi chiave) e la pervasività immediata dei content creator sui canali digitali (una strategia da includere nel piano di comunicazione integrata seguendo delle linee guida precise).
Per i vertici aziendali, gli Amministratori Delegati e i Membri del Board, questo scenario offre straordinarie opportunità di posizionamento istituzionale e commerciale, ma introduce un fattore di rischio senza precedenti: il cortocircuito informativo. Un concetto espresso con chiarezza formale all’interno di un’intervista finanziaria, ma circoscritto ad un contesto preciso e non interconnesso ad una visione più ampia, può trasformarsi, nell’arco di poche ore, nel frammento decontestualizzato di un podcast o nel bersaglio di una campagna d’odio (shitstorm) guidata da creator e community online. E questo non significa obbligatoriamente manipolazione dell’informazione con obiettivi lesivi, potrebbe significare anche un messaggio non verificato nell’interconnessione con altre informazioni.
Parliamo dunque di tutela integrata necessaria oggi a presidiare, tutelare e coordinare i contenuti multicanale. Si tratta di un metodo preciso che parte da un approccio sistemico che unisce analisi preventiva del rischio, audit linguistico-etico e coordinamento metodologico della Crisis Governance con l’operatività sul campo dei PR Manager. Questo è il metodo consapevolmente connessi ideato da Francesca Anzalone e strutturato da Netlife s.r.l. in protocolli e framework precisi attraverso cui analizzare i messaggi prima della loro uscita.
Per citare alcuni esempi possiamo partire da:
La Trappola della Decontestualizzazione e i “Punti Ciechi” nel messaggio aziendale
Negli scenari ad alta volatilità, le crisi reputazionali non scaturiscono quasi mai da notizie palesemente false (fake news), quanto piuttosto da dati e messaggi veritieri presi fuori contesto e rimessi a sistema da terzi.
Consapevolmente connessi ci porta ad una domanda di fondo: dove stiamo sbagliando? O dove stiamo rischiando di sbagliare?
- Cortocircuiti da sostenibilità (Greenwashing & Socialwashing): la tentazione di “cercare il colpevole” all’esterno è sempre molto alta! Ma il punto è chiederci: abbiamo fatto il possibile per offrire le migliori informazioni nella forma migliore? O abbiamo lasciato dei “punti ciechi”? Farsi queste domande prima significa prevenire i rischi. Lavorare sui punti ciechi significa interrogarsi, mettere in discussione tutte le informazioni, analizzare i contenuti dalla consapevolezza delle crisi (da dove nascono, quali sono gli inneschi più frequenti, quali i punti ciechi, quali gli aspetti rischiosi). Impegno e investimento ma con un alto ritorno. Ridurre i rischi di crisi significa evitare il peggio, in termini economici, di immagine, di fiducia all’interno dell’intera filiera. Significa soprattutto fornire media kit efficaci, completi e ben strutturati per chi dovrà condividere quelle informazioni con il proprio pubblico.
- Scollegamento tra creatività e compliance: la tentazione di “uscire completamente dagli schemi” provocando, osando, esasperando il messaggio significa però campagne pubblicitarie o di Digital PR visivamente efficaci ma vulnerabili sul piano terminologico, etico o regolatorio. Qui il punto è chiederci: sto uscendo dagli schemi con creatività o sto rischiando di condividere un messaggio sbagliato, denigratorio, svilente? Sto facendo qualcosa di arricchente o inappropriato? Sto rispettando chiunque o sto escludendo una parte? Anche in questo caso significa prevenire crisi reputazionali. Gli esempi di applicazione sono numerosissimi.
- Mancanza di mappatura dei punti ciechi: Tra le attività che ci caratterizzano maggiormente vi è la mappatura. Insegniamo a mappare qualsiasi aspetto, poiché rappresenta la più grande opportunità di verifica, di interconnessione degli elementi e di visione strategica. Attraverso la mappatura si ottengono maggiori informazioni, visivamente più chiare e nel processo decisionale si migliora il tempo e la consapevolezza. Oltre a questo uno dei valori portanti è la capacità di “vedere” i punti ciechi. Attraverso un metodo rigoroso di analisi, di valutazioni, all’interno delle domande del framework si identificano più velocemente i punti ciechi. E soprattutto nella visione d’insieme dell’intera filiera. L’errore più comune risulta ancora la segmentazione e la compartimentazione degli aspetti. In un dato segmento il messaggio funziona, quando interconnesso genera un cortocircuito. Se non applichiamo la visione d’insieme non troveremo mai l’errore, se non quando scoppia la crisi! Informazioni sensibili o criticità operative lungo la catena di fornitura che non sono state sottoposte a un preventivo Risk Assessment Reputazionale.
In un ecosistema comunicativo guidato dalle Media Relations 4.0, la reputazione di un brand non si tutela subendo passivamente le dinamiche dell’informazione o rincorrendo l’emergenza a crisi già esplosa. La vera scudatura aziendale si costruisce prima della pubblicazione del messaggio, trasformando la prevenzione da mero filtro formale a vero e proprio motore di valore strategico.
Abbracciare l’approccio sistemico del metodo Consapevolmente Connessi ideato da Francesca Anzalone e strutturato da Netlife s.r.l. significa dotare il Board, la Direzione Comunicazione e l’Ufficio Stampa di una visione d’insieme capace di superare la dannosa compartimentazione dei canali. Solo attraverso l’audit preventivo dei punti ciechi, la compliance etico-linguistica e una mappatura rigorosa dell’intera filiera è possibile far dialogare in modo sinergico e sicuro la solidità della carta stampata, l’intimità del podcast e la pervasività dei creator digitali, salvaguardando il patrimonio tangibile e intangibile dell’azienda.
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