Identità unica: la chiave per il successo digitale

Francesca Anzalone esperta di strategie di comunicazione digitale e reputazione

Ti è mai capitato di guardare i tuoi canali digitali e sentire che non ti appartengono? Di seguire alla lettera i “consigli degli esperti”, applicare le ultime tattiche suggerite dall’algoritmo e, nonostante tutto, sentirti sospes@ in un modello che non è il tuo?

Spesso viviamo incastrati nelle aspettative altrui. Cerchiamo di rientrare in format precostituiti, convinti che per funzionare online si debba apparire in un certo modo, parlare con un certo tono, seguire ritmi forsennati. “Se pubblico di più allora avrò maggiori possibilità di essere vist@”. Il punto è che non funziona così.

Questa è la trappola del preconfezionato. Una trappola che genera una frustrazione profonda perché ci costringe a un’esecuzione meccanica, svuotata della nostra sostanza. Non lavoriamo sulla nostra identità unica, non facciamo un’analisi profonda, ma “incastriamo le nostre informazioni in un format che ci viene proposto”. Il risultato? Non condividere la nostra essenza (identità unica) e rischiare un’omologazione.

Perché facciamo così fatica ad autodefinirci?

La verità è che non ce lo insegnano da nessuna parte. Siamo stat@ educat@ a rispondere a standard esterni, mai a mappare la nostra unicità come asset competitivo, come essenza intrinseca, come identità unica. Così, quando entriamo nel mercato digitale, portiamo con noi le competenze (quello che sappiamo fare), ma lasciamo nell’ombra la nostra storia (chi siamo diventat@, come ci siamo evolut@). La domanda fondamentale è chi siamo oggi? E come ci stiamo evolvendo? E attenzione, l’evoluzione è quotidiana e dunque il piano editoriale deve tenerne conto.

Il focus sulle competenze è importante, ma lo è altrettanto il cambiamento che abbiamo vissuto. Chi ero ieri non sono oggi, chi ero un anno fa non sono oggi. Ho vissuto. Ed è esattamente quel vissuto che ci porta a trasformarci, a costruire un bagaglio importante e impattante che genera nuove soft skills. Pensiamo ad esempio a Violantedanza e alla narrazione vlogging che ha aggiunto al suo piano editoriale (@violantedanza su Instagram) per “portare con sé la sua Community durante la tournée in Spagna. Sicuramente 50 spettacoli a teatro su palcoscenici internazionali ti formano, migliorano, rendono più sicura dal punto di vista della danza. Cosa provi sul palcoscenico, la relazione con il pubblico, i tuoi movimenti, la sintonia con il corpo di ballo, le punte, ecc. e potremmo proseguire per molte righe. Questi sono sicuramente contenuti che il pubblico vuole vedere: la performance, i costumi, le scenografie e Violantedanza che si esibisce. Topic 1: Violantedanza on stage! Ma dietro a tutto questo che cosa si vive? Topic 2: Backstage! Imparare a cambiarsi di costume velocemente tra un ruolo e l’altro, il disporre i costumi nei punti strategici riparandoli affinché non si sciupino (il controllare ogni giorno che tutto sia in ordine, nessun filo scucito, nessun accessorio rovinato, il lavaggio dei costumi, ecc), il trucco e il parrucco prima di ogni spettacolo (impeccabile e a prova di salti e sudore). L’atmosfera nel backstage, la complicità, i sorrisi, il “mi presti”, le spazzole, i rossetti, ma anche le pomate per le vesciche, i cerotti, e anche qui potremmo proseguire per un altro intero paragrafo. Topic 3: La mia giornata! Come si svolge una tournée come questa? Ogni giorno una città diversa, bus, nave, aereo per raggiungere il luogo della performance. Ogni giorno una valigia pronta, il cibo per il pranzo, 200-300-800 km e più che ti fanno osservare il paesaggio da un finestrino. L’arrivo in Hotel, ogni sera una stanza diversa o in appartamento per i giorni di relax da condividere con una o più colleghe a seconda degli spazi. Con-vivi con altre persone di nazionalità diversa, impari nuove abitudini, conosci nuove idee, approcci differenti e cresci. E poi mangi, ti prepari entri in teatro, fai la lezione e fai la prova palco, e pronti per un nuovo spettacolo, un nuovo pubblico, una nuova esibizione! E dunque 3 aspetti importanti per fare conoscere Violantedanza non solo dal punto di vista tecnico dell’esecuzione, ma a 360 gradi della persona che performa sul palcoscenico ed è consapevole della sua trasformazione e crescita. Il piano editoriale dunque si arricchisce di identità e avvicina ulteriormente il pubblico, perché insieme a lei vive un’esperienza.

Se Violantedanza avesse concentrato tutta la comunicazione sul palcoscenico per mostrare la parte performativa avrebbe perso la sua efficacia nel coinvolgimento, ma soprattutto non avrebbe condiviso quell’identità unica data dalla sua ironia, dall’approccio alla vita e dalle sue emozioni quotidiane (tra successi e difficoltà). Sarebbe stata una comunicazione poco efficace, non perché mancasse di impegno, ma perché mancava di identità. Mentre in questo modo il pubblico si allarga è coinvolto e interagisce (i dati di Violantedanza su Instagram degli ultimi 90 giorni sono 1 milione e 800 mila visualizzazioni, circa 400.000 account raggiunti e 89.000 interazioni (tutti completamente in organico) perché si sente parte di una crescita. “Mi ricordo quando andavi a lezione”, “Sono venut@ a teatro a vederti, sei bravissima!” e tanti commenti di chi fa parte della Community Violantedanza e la segue per la sua grande passione, dedizione e disciplina nella danza. I dati oscillano tra crescita e diminuzione ed è corretto che sia così. Pensiamo a chi la seguiva mentre faceva lezione per la preparazione al Diploma Royal Academy Of Dance o al corso di perfezionamento all’Accademia Teatro la Scala per imparare e vedere gli esercizi. In quel momento storico erano perfettamente allineate le esigenze di quel target con le competenze e i contenuti di Violantedanza. Quando si disallineano ci sono solo due opzioni: a) continuo a seguirti perché sono profondamente conness@ b) non sono più i contenuti di cui ho bisogno, dunque non ti seguo più.

Uno degli aspetti principali da comprendere è che le persone sono persone sia online che offline e dunque il follow e l’unfollow e il like fanno parte del loro comportamento. Il piano editoriale non può essere “vittima di vanity metrics” ma artefice di un sistema di conversione ottimizzato per gli obiettivi del “Content Creator”. Ed ecco la domanda scomoda ma utilissima: mi servono davvero i follower? E se sì, per quale o quali obiettivi?

Tre passi per uscire dallo stallo e ritrovare la tua voce

Per non cadere in questa trappola dei contenuti standardizzati (e solo performativi) che brucia tempo e risorse, dobbiamo cambiare prospettiva:

  1. Dalla Tattica alla Governance: Smetti di chiederti “cosa pubblicare oggi”. Inizia a chiederti: “Qual è il valore unico che solo io posso portare in questo mercato?”. Il posizionamento non è una lista di cose da fare, è la gestione consapevole del proprio valore. Che cosa sto facendo di differente da altr@ che come me stanno facendo la stessa esperienza?
  2. Capitalizza il tuo vissuto: La tua unicità non è un’invenzione del momento, è depositata nei tuoi ultimi anni di esperienza. Ogni sfida vinta, ogni errore analizzato e ogni competenza acquisita formano un capitale strategico che nessuno può replicare. Come sono arrivat@ qui oggi? Attraverso quali tappe significative? E attenzione non sono “solo” i premi vinti e i traguardi, ma anche il come ci sono arrivat@ (che non è né semplice, né veloce).
  3. Il coraggio di non piacere a tutti: Se cerchi di soddisfare le aspettative di tutti, finirai per essere invisibile per chi conta davvero. Autodefinirsi significa scegliere chi essere e, soprattutto, per chi essere la soluzione ideale. E questo concetto merita un focus: sapere che molti follower ci lasceranno nel corso del tempo, perché è fisiologico, perché all’aggiunta o alla sottrazione di contenuti non condivideranno idee, emozioni, scelte. Ma questo fa parte dell’aspetto sociale ed è fisiologico e naturale. Non posso piacere a tutt@ e non devo piacere a tutt@.

Lo strumento che manca: La Bussola dell’Unicità

Immagina di avere uno strumento capace di estrarre la tua storia professionale e trasformarla in un piano d’azione. Non una serie di “template” uguali per tutti, ma un metodo per mappare il tuo valore individuale e renderlo scalabile, differenziante e, finalmente, riconoscibile. Un’analisi che farai tu attraverso esercizi guidati che ti permetterà di riconoscerti in un aspetto che non hai preso in considerazione.

È proprio da questa esigenza che ho progettato il per-corso “Posizionamento e Riconoscibilità: dalla tua unicità al risultato digitale – Base”.

Un viaggio per passare dalla frustrazione dell’invisibilità alla sicurezza di una strategia proprietaria. È l’invito a superare la logica meccanica per entrare in una dimensione di governance strategica, capace di influire su come ti presenti, su come definisci i tuoi prezzi e su come costruisci relazioni di fiducia con i tuoi clienti. Perché ricordiamolo il valore è fondamentale per il nostro posizionamento e chi sei, e cosa porti con te è un bagaglio che nessun@ altr@ ha.

Non restare sospes@ in un modello non tuo.

Il mercato digitale oggi premia la sostanza. La tua unicità è il tuo più grande vantaggio competitivo: è ora di imparare a comunicarla con consapevolezza e responsabilità.

Sei pront@ a cambiare approccio e, finalmente, a cambiare i tuoi risultati?

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