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Comunicazione e marketing nell'era digitale

Netlife s.r.l. by Francesca Anzalone – Corporate Communication, Uffici stampa, Digital PR, Social Media Management, Editorial Board e Video produzioni a VENEZIA

DIOR A VENEZIA

“… sono la vita dei miei abiti, ed io voglio che i miei abiti abbiano una vita felice”. Lo scrive Dior, nutrendo un grande affetto per le sue indossatrici.

Abiti che prendono vita nelle foto esposte a Villa Nazionale Pisani di Stra nella mostra “Intramontabili eleganze – Dior a Venezia nell’archivio Cameraphoto”.

di Filomena Spolaor 

Nel 1951 mette in scena una collezione, dove le modelle duettano con Venezia, i suoi canali, chiese e palazzi, che diventano protagonisti insieme alle sue creazioni.

E, nello stesso anno, il 3 settembre il collezionista d’arte Charles de Beistegui apre le porte di Palazzo Labia a mille ospiti. Si celebra il “Ballo del Secolo”, quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò dai 5 continenti un migliaio di protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior, con Dalì, il giovanissimo Cardin, Nina Ricci e altri, in veste di creatore dei costumi per gli illustrissimi ospiti.

Silenziosi testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l’agenzia fotografica veneziana fondata nel ’46 da Dino Jarach, che in quegli anni “copriva” e documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e non solo.

Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell’imponente Archivio di Cameraphoto (la sola parte storica vanta oltre 300 mila negativi schedati) e di Daniele Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due storici avvenimenti vengono esposte al pubblico.

Per la prima parte della mostra Pavan ha selezionato 40 immagini della collezione messa in scena a Venezia da Christian Dior. In quegli anni, ogni sfilata presentava poco meno di 200 modelli, attentamente calibrati tra capi facilmente vestibili e altri più impegnativi.

 

Dior era lo stilista più noto nel dopoguerra: le sue collezioni erano attese e contese nel mondo. Ogni suo cambiamento di linea (e ogni stagione ne imponeva uno) veniva accolto con entusiasmo e con critiche feroci.

In ogni caso, nessuna donna che volesse essere alla moda poteva ignorare i dettami del “couturier” parigino arrivato in Avenue Montaigne nel 1946 con il suo staff di 25 persone. Dopo pochi anni aveva già oltre un migliaio di collaboratori.

Il suo New look si evolveva stagione dopo stagione. Nel 1950 aveva imposto la Linea Verticale, nel ’51 – come documentano le immagini esposte in Villa Pisani – la donna non poteva che vestire in Ovale: spalle arrotondate e maniche a raglan, tessuti modellati sino a diventare una seconda pelle. Complemento indispensabile, il cappellino, per cui Dior si ispirò, quell’anno, ai copricapi dei “coolies”, alla cinese.

Per l’autunno creò invece la linea “Princesse” in cui la vita dava l’illusione di estendersi sino a sotto il seno.

Il secondo nucleo di questa affascinante mostra esposta alla Casa del Giardiniere in mezzo al giardino di villa Pisani è dedicato al Gran Ballo di Palazzo Labia, l’evento mondano del secolo.

Per quel mitico 3 settembre a Venezia Dior, con una schiera di giovani sarti e con Dalì, venne impegnato a creare per gli ospiti di de Baistegui (i duchi di Windsor, Winston Churchill , Orsion Welles , l’Aga Khan III, principesse, stilisti e molti altri)i più affascinanti abiti, tutti a richiamare il Settecento di Goldoni e Casanova.

Ad accoglierli, in mezzo a nuvole di ballerine e Arlecchini, il padrone di casa che, camminando su piattaforme alte 40 centimetri, dominava abbigliato da Re Sole.

L’esposizione si prefigge l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione dell’archivio fotografico Cameraphoto, dichiarato di eccezionale interesse culturale dal Ministero per i beni e le attività culturali.

 

La mostra è esposta fino al 3 novembre 2019

 

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