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Comunicazione e marketing nell'era digitale

Netlife s.r.l. by Francesca Anzalone – Corporate Communication, Uffici stampa, Digital PR, Social Media Management, Editorial Board e Video produzioni a VENEZIA

L’importanza della parola e del linguaggio corretto per dialogare efficacemente con noi stessi e con gli altri. Intervista a Debora Conti, Certified NLP Licensed Trainer e personal coach.

In una società iperconnessa la parola moltiplica a livello esponenziale la sua potenza, ne abbiamo parlato con Debora Conti, Certified NLP Licensed Trainer e personal coach.

L’importanza della parola e del linguaggio corretto per dialogare efficacemente con noi stessi e con gli altri. Intervista a Debora Conti, Certified NLP Licensed Trainer e personal coach.

A cura di Francesca Anzalone

“La parola: l’arma più tagliente che tutti noi abbiamo a disposizione, e l’arma più potente che tutti noi possiamo utilizzare per aiutare a guarire.

La parola paralizza o stimola. La parola blocca o guida. La parola fa ammalare o guarisce” da: I segreti dell’indipendenza emotiva. Come liberarti dalle paure, gestire le emozioni ed essere felice con il potere della mente inconscia, Debora Conti, Sperling & Kapfer. 

In una società iper connessa, dove al centro del mercato vi sono le conversazioni, dove il commento e il giudizio sono uno degli strumenti più utilizzati e in grado di influenzare la percezione di un prodotto, servizio, o di una persona, la parola moltiplica a livello esponenziale la sua potenza. Per questo una riflessione sull’uso della parola è non solo doverosa, ma fondamentale, soprattutto nei giovani e giovanissimi alla luce della cronaca, che ogni giorno ci consegna una cruda realtà.

Una riflessione che oggi vogliamo condividere con Debora Conti, Certified NLP Licensed Trainer e personal coach per comprendere, riflettere e poter sfruttare al meglio strumenti e strategie a nostra disposizione. Oltre al suo utilissimo volume, di cui consigliamo caldamente la lettura, oggi abbiamo il piacere di condividere con Debora alcune riflessioni importanti legate ai vari ambiti.

 

NetlifeLAB, il laboratorio di ricerca e sperimentazione di Netlife s.r.l. Comunicazione (www.netlifesrl.com) ha intrapreso un percorso per il sociale dedicato ai giovani e giovanissimi sull’importanza della parola soprattutto quando limita la libertà altrui, quando prevarica e quando porta al silenzio e alla chiusura dell’altro. 

L’uso consapevole della parola è fondamentale, oggi più che mai. Una parola errata quanto può condizionare la percezione di noi stessi? E nel dialogo con gli altri? Ai giovani e giovanissimi quale raccomandazione ti senti di dare?

Rendersi conto del potere delle parole ci permette di proteggerci, di cambiarne il senso, di comprendere una reazione emotiva negativa. Sia per quelle che ci diciamo, sia per quelle che riceviamo è importante imparare a conoscere le parole che ci migliorano e quelle che ci fanno male.

Sono molti gli adulti che non si sono mai soffermati su questo aspetto: l’importanza delle parole e delle parole giuste (o sbagliate!). Ecco perché è ancora più importante condividere questa attenzione con i giovani, bambini e adolescenti. Quando si parlano tendono agli assoluti: sempre, mai, cattivo… Nell’infanzia è quasi un gioco, una teatralizzazione, poi però le parole diventano frecce ed emozioni che si provano dentro. Se un bambino dice cattivo io suggerisco di correggere: “Nessuno è cattivo, avrà fatto una cosa che non va, o che a te non va”. I giovani ragazzi sono spesso avvolti in vortici di emozioni, per loro è cruciale capire il peso di certe parole.

Lavorando con le aziende spesso accade che il capo alzi la voce e utilizzi parole scorrette, che durante una riunione vengano espressi concetti con frasi passibili di fraintendimento negli intenti, affermazioni perentorie che non lasciano spazio alla replica. 

Nel tuo libro si sottolinea spesso come il linguaggio condiziona il nostro modo di percepire e di essere a nostra volta percepiti. Perché è importante promuovere sempre di dialogo? E in che modo possiamo valorizzarne l’importanza nell’uso quotidiano sia nella vita che in ambito lavorativo? E soprattutto cosa suggeriresti ad un imprenditore che dovrebbe essere percepito come “guida” dal suo capitale umano?

Hai assolutamente ragione. Non mi piacciono quei capi che non conoscono il potere del linguaggio né si interessano sul come usarlo al meglio. Generalizzano su compiti da fare, non si sa a chi e non si sa come o entro quando… Restano vaghi come se i dipendenti sapessero leggere nella loro mente. E poi sono gli stessi che tendono a usare la leva del dolore per “motivare”. Vari studi psicologici mostrano che la denigrazione, l’umiliazione non motivano a lungo termine: allontanano e generano scontento.

Fortunatamente, basta guardarsi in giro e si incontrano molti bravi imprenditori oggi: leggono, si formano, si correggono… Si mettono in gioco. Un consiglio che mi sento di condividere e che trovo fondamentale è quello di indagare il pensiero, le idee e le soluzioni degli altri. Se chi legge è il dipendente del primo tipo di imprenditore, suggerisco di indagare indicazioni vaghe come la seguente: “E’ importante che si faccia questa modifica alla procedura”. E’ cruciale qui chiedere: chi di preciso?, entro quando?, che budget abbiamo?, e specificamente cosa intende per “questa modifica”? Anche al buon leader suggerisco di usare domande per guidare i colleghi a trovare le loro migliori soluzioni, per scoprire nuovi punti di vista, motivazioni intrinseche di ciascuno…

Per raggiungere i risultati desiderati si devono avere ben chiari gli obiettivi da raggiungere. Questo nell’attività lavorativa ci permette di comprendere l’efficacia e le competenze. Quando lavoriamo in team, a maggior ragione i risultati si sommano: la capacità di costruzione della squadra e il raggiungimento degli obiettivi da raggiungere. Quanto contano gli obiettivi nella vita? E soprattutto quanto la motivazione ne determina il successo? Ad un team leader quale suggerimento daresti per costruire una squadra vincente e mantenerne alta la motivazione?

Sia gli obiettivi, sia la motivazione sono cruciali per andare avanti, per andare avanti bene e per ottenere risultati. E’ importante parlarsi “in positivo”, parlare “per dettagli”, mantenendosi alle sfere di responsabilità di ciascuno, anticipare vari e molteplici intoppi (tutti quelli che si riescono a pensare).

Ad un team leader suggerirei di scoprire cosa spinge ciascun elemento a venire al lavoro: soldi, passione, interazione, clima, ambiente… e fare leva sulle motivazioni di ciascuno. La motivazione estrinseca, si sa, non dura. Scoprire un po’ dei loro desideri e della loro vita è segno di rispetto e educazione. Aiutarli a sentirsi bene in ambito lavorativo renderà il loro rapporto più sereno e proficuo. E’ quindi importante sapere se A ha bisogno di un ambiente tranquillo, se invece B lavora meglio sotto pressione, se C invece è appena diventato papà e è un po’ stanco e distratto sul lavoro in questi giorni.

Fino a poco tempo fa l’errore era sinonimo di debolezza. Oggi, questa visione si sta modificando. Se pensiamo all’ambito della ricerca non sempre le tesi perseguite confermano il pensiero iniziale, non per questo si deve pensare ad uno sbaglio! Quale il significato dell’errore per noi e per la squadra? Come va affrontato il fallimento? Che cosa possiamo insegnare ai giovani sull’argomento?

Ottima svolta direi quella della visione all’errore. L’errore è necessario per conoscersi, aggiustare il tiro, arrivare al successo. Questo cambio di prospettiva è iniziato già qualche decennio fa e ci siamo, siamo nel mezzo della svolta. Il nostro mondo si divide in due: chi è proiettato verso il futuro, con un’ottica più propositiva, costruttiva e win-win e chi è ancora con i piedi e lo sguardo verso il passato, con una visione fatalista, individualista e win-lose oriented.

Suggerisco di fare una lista mentale di tutti i fallimenti vissuto con normale accettazione: dal classico esempio di quando imparavamo a camminare e ad andare in bicicletta a quelli che passano inosservati e che sono migliaia: una donna sa già sin da subito come truccarsi? No. Un uomo impara subito come farsi bene la barba? No. Hanno desistito? No. Perché la visione dell’apprendimento dovrebbe mutare? Quando si tratta di apprendimento il nostro cervello funziona per ripetizione e miglioramento e di mezzo ci stanno loro: gli errori.

Scopri tutte le pubblicazioni di Debora Conti – https://www.deboraconti.com/press-kit/

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